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Le sette del mattino, due ore prima di iniziare a lavorare, mi ritaglio 5 minuti in riva oceano, per respirare dove sono. Passa qualche locale che inaugura il primo “Jambo” della giornata, con un sorriso a seguire ed anche durante. Stavo lavorando in questo Resort a Zanzibar qualche anno fa e voglio raccontarvi perché questo pezzo d’Africa ha toccato il mio cuore e cambiato il mio modo di vedere alcune parti della vita.

Se anche voi avete avuto la fortuna di trascorrere le vacanze in questa famosa isola Africana, in qualche Resort, Guest House o Villaggio Turistico, quasi sicuramente avrete avuto la possibilità di notare queste tre cose: le spiagge affollate dai Masai e Beach Boys (non al mattino presto), villaggi locali con bambini sorridenti che assecondano l’immagine che l’Italiano ha della povertà, e tanta frutta.

Lavoravo a stretto contatto con vacanzieri Italiani, ho potuto notare che una grossa fetta di questi, non si preoccupava molto di mostrare quanto l’inclinazione occidentale alla lamentela fosse ormai parte dominante delle loro identità.

In particolare durante le escursioni all’interno di villaggi locali, alcuni Italiani tra pianti e non, incoravano un pietoso “POVERINI” di fronte a ciò che vedevano quando entravano nelle loro piccole città.

Ciò che io vedevo non trovava giustizia nell’emozione della pietà, anzi, per me erano bambini con pochissime cose (spesso è un bene) che correvano, sorridevano, andavano a tuffarsi e godere facilmente dell’oceano. Passavano assieme tutto il giorno, sudati dall’alto sole, con forse zero pensieri per la testa se non quello di essere bambini.

Non sono nato a Zanzibar, non ci sono cresciuto nemmeno, quest’isola ha una storia molto complessa e forte, ma ciò che vedo è molto più bello di quello che mi mostra l’Italia a casa, li si mi scappa da piangere a volte.

C’era una guida, Hassan, che non smetteva mai di ricordare: “nessuno muore di fame o di sete a Zanzibar“. Si parla sicuramente di un piccolo angolo della Tanzania, una nuvoletta dell’Africa, dove il ripetuto e interpretato Hakuna Matata (nessun problema) è sicuramente un’ottima via rispetto al “mai una gioia di cui a volte siamo pure orgogliosi.

Scegli, i sorrisi di quei bimbi, il buon umore dei Masai e l’idea del godersi il tempo a lenta cottura. Oppure il sabato sera sempre uguale a raccontare quanto la pioggia abbia rovinato la tua giornata.

Magari piangendo perché i bambini che hai visto in quelle case senza pittura e TV in 4k, non avevano 4 paia di scarpe, 30 vestiti e almeno 3 giocattoli a testa?

Quant’è possibile esportare la teoria del nessun problema e portarsela a casa non solo come ricordo ma come esperienza da riprodurre? Sarebbe bello prima di iniziare a combattere questa idea con “l’Italia non è Zanzibar” oppure “non hanno il mutuo da pagare o le rate della macchina” almeno tentare.

Perché quando sei di fronte ad un problema che tu abbia o non abbia la soluzione, sarà comunque Hakuna Matata, in entrambi i casi, cosa ti preoccupi a fare? 

Voglio aprire una piccola parentesi sui Beach Boys. Molti magari non sanno, ma i Beach Boys a differenza dei Masai, sono tra le persone più ricche di Zanzibar, sono considerati e trattati come una mafia. A volte d’accordo con la polizia, pagano per non essere messi in prigione con accusa di lavoro in nero e consecutiva evasione fiscale.

Questo è uno dei motivi per cui lo sviluppo in quell’isola è così arretrato.  I Masai hanno paura di loro, una volta, intervistandoli per un video, mi fecero spegnere la telecamera per poter parlare liberamente. Purtroppo i BB non parlano molte lingue, solo la loro nativa e l’italiano, che lascia pensare. L’inglese è più praticato da chi ha lavoro con contratto, tipo tassisti e guide ufficiali. 

Grazie, Jambo

Hakuna Matata