fbpx
LA VITA SECONDO JIM

LA VITA SECONDO JIM

“Nella vita, quando fai un compromesso e fallisci, fa davvero male. Ancora più di fallire facendo qualcosa che ti piace. Ho imparato che puoi fallire facendo ciò che non ti piace, quindi è meglio fare ciò che ti piace. Non bisogna porsi nemmeno il problema” Jim Carrey

Piene d’amore le parole di Jim nel documentario “JIM e ANDY” su Netflix.

Quanta verità da un uomo che ne ha vissute molte e ha fatto un capolavoro con la sua vita.

A volte sembra che non abbiamo scelta, e che la nostra inevitabile “fine” sia dietro l’angolo. Non tutti hanno la fortuna di riuscire a capire quel è il proprio scopo nella vita fin da giovani. Michael Jackson ha pensato ad una cosa sola da quando aveva 5 anni.

Ma se durante la tua crescita adolescenziale, non c’è qualcuno più grande di te che ti sproni a seguire i tuoi sogni o ad esprimerti in quanto essere umano, il “trovare la strada”, una volta ricevuta la consapevolezza di esserti perso, può essere più complicato ma realizzabile.

Come, quando e dove siamo cresciuti, influiscono molto sul nostro approcciare al mondo. Se tu fossi nato in India per esempio, molto probabilmente non saresti vestito nel modo in cui sei vestito ora.

Parlando a chi non sa dove sbattere la testa, vuole dare una sterzata alla propria vita, o semplicemente solo perché si vuole esprimere in ciò che la sua esperienza gli ha insegnato, attraverso Jim ho tradotto questo:

 

ACCETTAZIONE E CONSAPEVOLEZZA

Prenderne consapevolezza ed accettare la situazione in cui si è.

Sono molto d’accordo con Jim, uno dei primi passi che mi ha portato a scoprire chi sono e dare luce alla mia vita, è stato ACCETTARE a 360 gradi la mia intera esistenza.

Indipendentemente dal passato, che sia stato quindi ciò che è stato, ora abbiamo la possibilità di prendere consapevolezza di chi siamo attraverso l’accettazione, che potremmo raggiungere con un’osservazione silenziosa interna ed esterna. Consapevolezza:

Come fare acquisire più consapevolezza di se:

Ci sono alcuni metodi che possiamo utilizzare, e che io personalmente trovo molto efficaci:

  • Meditazione/contemplazione

Attraverso la meditazione del presente giornaliera, cioè focalizzandosi semplicemente su tutto ciò che in quel momento è la tua vita, qui e ora. Potrai così con il tempo raggiungere uno stato di calma che ti permetterà di avere più consapevolezza di ciò che succede nel tuo corpo e quando.

  • Il silenzio

Utilizziamo troppo spesso assassini del silenzio, tipo la musica, un film, una telefonata. Non sto dicendo che sono cose che non si devono fare, sia mai, ma ricercare più spesso momenti di totale silenzio focalizzandoti così sull’ascolto, degli altri e quindi di te stesso.

  • Attenzione selettiva:

Definire molto bene l’intenzione di ciò che vuoi ottenere è molto efficace. Se ad in una vendita io volessi ottenere “tanti soldi” non avrò chiaro come giocarmela sul costo di qualsiasi cosa tu voglia vendere, perché “tanti soldi” non è definito. Se invece, decidendo prima l’intenzione, “voglio arrivare a 200.000 dollari” ecco che l’obbiettivo è più specifico ed il risultato più elevato. “Oggi voglio ottenere più consapevolezza su…” attivando così la tua attenzione selettiva che ti permetterà di vedere ciò che di cui hai bisogno per arrivare a..

 

ESSERE IN ECOLOGIA

Cioè la libertà di esprimere se stessi, godendo dell’esperienza e dell’essere umano, mettendo in ciclo una delle forze più potenti mai inventate: L’AMORE.

Dice Jim:

“Ad un certo punto, quando crei te stesso, per farcela, o lasci perdere la creazione e corri il rischio di essere amato o odiato per ciò che sei veramente, o devi uccidere chi sei veramente. E finire nella tomba aggrappandoti ad un personaggio che non sei mai stato.”

 

Ma come possiamo sapere chi siamo veramente?

Le nostre convinzioni sono davvero nostre? Per esempio, quando a 26 anni dici “io sono fatto/a così”, che palesemente ti mancano da vivere la maggior parte degli anni della tua vita, non sei forse aggrappato ad una convinzione che ti fa comodo tenere, e probabilmente non è nemmeno tua?

C’è una fondamentale variante che dimentichiamo spesso, cioè il cambiamento. Questo succede inevitabilmente con le tue cellule. Ma neghiamo il cambiamento, scappiamo da lui, cambiare non piace. Si, vuole il cambiamento con le parole, ma quando si scopre che per farlo serve uno sforzo, energia e un po’ di sana fatica allora si preferisce stare dove si è, nella famosa confort zone, e dire che si è fatti così.

Negando ciò che di più umano c’è.

Ognuno fa il massimo che può con quello che conosce, con gli strumenti che ha. Uno non sa ciò che non sa.

Spero che leggendo ciò che ho scritto possa essere nato in voi una grande o piccola riflessione.

Negli occhi di Jim ho visto quel qualcosa che ha amplificato la voglia di seguire il mio cuore, ed i miei sogni.

 

Buon Viaggio

Gianluca Reffo

Manuale usato per esaudire i sogni

Manuale usato per esaudire i sogni

Come sei finito in questo articolo? Se c’è una risposta, alle tante o poche domande che ti fai, che stai cercando, è molto probabile che la troverai leggendo. Una buona domanda può portare a illuminanti scoperte in molti aspetti della vita. Se Isaac Newton non si fosse chiesto “come mai la mela cade sempre perpendicolare alla terra?” non avrebbe scoperto la legge gravitazionale.

Questo articolo vuole essere come quella mela, che ti cade in testa e ti fa crescere un bernoccolo assieme al dubbio, ma ti fa anche scoprire qualcosa di veramente grande.

DIFENDI IL TUO SOGNO

Sai quando puoi accorgerti che non è davvero il sogno che vuoi? Quando inizi a dirlo in giro e non hai ancora fatto nulla per iniziare ad avvicinarti.

Ci piace dirlo perché ci piace gli altri pensino che noi vorremo fare quella cosa, gonfia l’ego e ci da tono. Lo diciamo a tante (fino a troppe) persone perché è come una novità, ma come tutte le novità poi diventano vecchie e ci stancano.

È molto probabile che le persone rovinino il tuo sogno, che ti infilino nella testa false credenze, come “è impossibile”, “ah per fare quella cosa devi avere culo”, “se non conosci qualcuno non ci arriverai mai”. Tienilo per te.

IL COME

Se vuoi arrivare a qualcosa, non ti preoccupare del COME, perché otterrai le risposte senza cercarle, preoccupati piuttosto di desiderarla ardentemente.

Sia chiaro, non sto dicendo che se devi fare una campagna marketing per un progetto te ne devi fregare del come, o se devi fare un dolce di buttare gli ingredienti a caso, perché in questo caso il risultato dipende molto da come farai quella determinata azione.

Ma dei sogni, dei desideri, di ciò che dentro di te vive per aprirti alla felicità. Spesso il come è uno dei primi muri che ci costruiamo da soli, per la paura o magari la pigrizia. Ma se sei qui, e stai leggendo questo articolo è perché in qualche modo lo hai pensato. Non sapevi che avresti potuto trovare una riposta.

Preoccupati di sognare e lasciati andare. Connetti il tuo pensiero al cuore, vivi l’emozione e le immagini, avendo fede che succederà, NON SAI COME e non importa, ma succederà.

Provaci, cos’hai da perdere.

MENTE APERTA

Alla base della nostra vita, ci sono i nostri pensieri. I nostri pensieri determinano molto ciò che siamo, ciò che facciamo e ciò che ci succede. Come?

Facendoti un esempio, da piccolo avevo un amico che se non si metteva la maglietta della salute gli veniva il mal di pancia, perché sua madre lo aveva tartassato così tanto con questa storia che finì per crederci. Automaticamente se non aveva la maglietta sotto, il mal di pancia era assicurato. Fino a che un giorno non si accorse di non averla, non gli venne il mal di pancia e mise in discussione quella pensiero.

La cosa che voglio sottolineare è, che quel pensiero del “se non ho A, succede B”, il mio amico credeva fosse suo, ne era convinto. Quanti pensieri, convinzioni vivono in noi che non abbiamo messo in discussione e che pensiamo siano nostri? Il fatto che pensi che non ce la farai, è un tuo pensiero che porta ad un risultato ovvio.

Non è necessario mettere in dubbio tutto, io dall’età di 15 anni credo che vedere una farfalla sia il segno che sono sulla giusta strada. Può sembrare stupido o quello che vuoi, mi fa bene e continuo a crederci pur sapendo che è una mia convinzione.

C’è una storia bellissima successa al Dalai Lama che voglio assolutamente raccontare.

Un giornalista riuscì ad ottenere un’intervista con il Dalai Lama, che in caso non sapeste è considerato la reincarnazione del Buddha sulla terra. Il giornalista con fare curioso, di chi davvero vuole conoscere qualcuno, gli chiese “Cosa faresti se la scienza confermasse senza ogni minimo dubbio che la reincarnazione non esiste?” ed il Dalai Lama rispose “Andrei dal mio popolo e gli direi che ci siamo sempre sbagliati”

AMA IL PROCESSO

Non fare in modo che la tua felicità dipenda dalla realizzazione finale. Impara ad innamorarti di tutte le parti del processo, dalla ricerca alla realizzazione. Ricorderai tutto ciò che hai fatto per arrivarci, con amore, e una volta arrivato ti guarderai con occhi diversi. Goditi i passi in avanti come le piccole cadute, si gentile con te stesso e ridici su. Tutte queste cose le puoi fare, non dipendono per forza da chi sei, puoi decidere tu.

 

ABBI FEDE

Non professo nessuna religione. Sono nato e cresciuto in un piccolo paese Cristiano ed ho praticato il Buddhismo per qualche anno.

Ammiro e sono affascinato da Gesù, il Buddha, Ghandi, Shiva e tanti altri. Ma la fede di cui ti parlo non ha niente a che vedere con la religione.

Parlo di te, di avere fede in te e nella vita, qualsiasi sia la forma che gli hai dato. Abbi fede che arriverà ciò che cerchi, inizia già a sorridere.

 

Ti dicono che il tuo sogno è Impossibile? Diventerà vero nel momento in cui ci credi, quindi creati pensieri potenzianti e tieni il sogno per te, saprai con il cuore quand’è il momento di rivelarlo.

Fallo sotto la doccia, prima di andare a letto o ritagliati 5 minuti durante la giornata per sognare, anche ad occhi aperti, concediti la libertà di vedere con l’anima che cosa ha in servo il mondo per te. È tutto dentro di te, abbi fede.

 

Buon viaggio

Gianluca Reffo

STORIE ZEN COME CURA PER L’INFELICITÀ

STORIE ZEN COME CURA PER L’INFELICITÀ

Un giorno, in un villaggio, si sparse la voce che un grande maestro zen aveva raggiunto l’illuminazione. Tutti corsero al tempio per vedere l’illuminato e all’arrivo molti non notarono la differenza. In mezzo a tutti ci fu un giovane di 16 anni, che percepiva ci fosse qualcosa in lui che non vedeva in nessuno degli uomini li presenti. Prese coraggio, si avvicinò e chiese “maestro, cosa ti ha dato l’illuminazione” Lui rispose “Ti dirò questo: prima di essere illuminato ero solo. Dopo aver ricevuto l’illuminazione continuo ad essere solo”.

Molte volte ascoltiamo o leggiamo storie orientali di questo tipo, e spesso, subito dopo, finiamo con replicare che quelle storie funzionano solo in quei paesi, che qui a Milano (città d’esempio) non lo fai lo zen in metro. In caso avessi fatto un pensiero simile, sappi che non si parla di villaggi sperduti in mezzo alla foresta, tempi sacri o tribù indigene. Il messaggio indirizza l’attenzione sul dove è vero, ma la risposta è “qua”.

 

La felicità non è il contrario della depressione

Se la felicità viene paragonata all’eccitazione e al divertimento potrebbe si essere il contrario della depressione. Ma se la felicità fosse una condizione di non attaccamento e quindi di libertà?

Un giorno un maestro disse ai suoi discepoli “Avete le nuvole e avete il cielo. Molti maestri orientali dicono che prima dell’illuminazione, prima di vedere, si identificano con le nuvole. Dopo l’illuminazione, invece, si identificano con il cielo”

Immaginate il meteo in tv, dove una donna invece di indicare il sole e la pioggia, indica le emozioni ed invece di utilizzare la cartina geografica dell’Italia c’è la vostra foto a busto intero. “Domani su tutta la testa precipitazioni leggeri di dolore, ma vero tarda mattina la gioia dell’abbraccio del compagno/a”. Con quest’ottica si percepisce meglio il nomadismo delle emozioni.

Più lottate contro la depressione più essa si rinforzerà.

Cosa fai devi fare per essere felice? Non fare nulla, la felicità non è acquistabile perché è già dentro di te. In oriente esprimono così questo concetto “se l’occhio non è bendato il risultato è la vista” non devi fare niente per avere la vista.

Il problema non è il problema ma lo stato con cui affronti il problema

Niente maestro zen, buddhista o qualche saggio nascosto in una grotta in montagna. John Grinder, vive in America, California con le macchine e le bollette del gas. Ciò che afferma è che i problemi sono superabili se tu sei in armonia con te stesso. Se il tuo stato emotivo e la tua condizione interna sono attive al suo massimo potenziale potrai affrontare ciò che ti affligge in maniera completamente diversa che quando stai commiserandoti o piangendoti addosso.

 

Il mondo è pieno di dolore.

L’origine del dolore è il desiderio. Per eliminare il dolore bisogna estirpare il desiderio

Queste semplici parole sono state pronunciate dal Buddha, riguardo l’attaccamento che abbiamo per le cose. Un nemico dell’amore? L’attaccamento. Se non ho A non posso ottenere B. Molte volte con i desideri ossessivi, oppure tramite le aspettative, se il risultato non è quello che vogliamo ci arrabbiamo, diventiamo tristi o addirittura facciamo cose di cui poi ci pentiamo.

Un uomo vagava per il mondo alla ricerca del diamante che lo avrebbe reso ricco e felice per il resto della sua vita. In sogno, tutte le notti, continuava a vedere questo diamante luminoso tra le mani di un monaco, che lo aspettava sotto un albero, non sognava altro. Inizio a vagare per anni finché un giorno, alle pendici di un monte, sotto un albero, riconobbe il monaco del sogno. Incredulo e felice gli corse incontro e gli disse “hai tu il mio diamante, vero?” “si, eccolo tieni” prese il diamante e sorridendo glielo diede. Si guardarono negli occhi e poi l’uomo ancora incredulo lo assaporò per qualche secondo, lo nascose bene dentro lo zaino, salutò il mendicante e se ne andò.

Era molto stanco dal lungo camminare, si accampò con la sua tenda li vicino ma quella notte non dirmi, continuava a tirare fuori il diamante, e pensieroso lo guardava e lo rimetteva via in continuazione. Il giorno dopo l’uomo tornò dal monaco, gli ridiede il diamante e gli disse “ti prego, insegnami ciò che ti ha permesso di sbarazzartene”

 

Buon viaggio

Gianluca Reffo

3 LEZIONI DI VITA da MAMMA AUSTRALIA

3 LEZIONI DI VITA da MAMMA AUSTRALIA

 

 

Verso i primi mesi del 2016 covavo l’inefrenabile voglia di un grande viaggio con l’idea di apprendere la lingua Inglese. Qualche settimana dopo il mio ventinovesimo compleanno non potevo più resistere, quella voglia mi gridava così forte nelle orecchie che non dormivo la notte. Ecco che Il 22 febbraio 2016, davanti ad un tè da Pandenus a Milano, assieme a due vecchi amici comprai quello che sarebbe stato il mio biglietto aereo data 18 ottobre, con direzione Melbourne. Mary e Jacopo ci erano già stati, il nostro incontro lo avevo organizzato per prendere appunti sulla loro esperienza e farmi aiutare sul, COME SI FA.

Complimenti! Il suo volo è stato acquistato con successo!

Il mio unico obbiettivo segnato sul taccuino di viaggio, era quello di imparare l’inglese. Non vi nascondo che tra quelle pagine c’erano bensì sette piani di come mi sarei potuto muovere nella grande Terra dei Canguri. Quegli appunti però, sono serviti soltanto a farmi stare sereno sapendo che avevo in qualche modo il culo parato, perché giustamente la vita ti vuole un bambino, pronto a sorprenderti.

 

Ecco le lezioni di vita targate AU

LASCIA ANDARE LA VITA E SEGUI I SEGNALI:

Un giorno dal mio arrivo, a ventidue ore di volo da casa e masticando appena la lingua nativa, trovai una mail con scritto che la prenotazione che avevo fatto per le due settimane seguenti era stata cancellata. Nell’Hotel in cui alloggiavo non c’era più posto ma non fui minimante turbato, anzi mi sentivo sereno e quando lessi la notizia risi e uscii per comprarmi una scheda telefonica.

Qualche ora più tardi, camminando tra i palazzi con gli occhi a cuore ed un caffè tra le mani, mi chiamò un’amica da Milano per sapere del mio arrivo. Mi disse che si era dimenticata di darmi il numero di una sua amica che in caso fossi stato in difficoltà avrei potuto chiamare (suono del segnale).

Misi da parte gli altri sei piani, il primo era già saltato, e chiamai il numero. Incontrai la sua amica, andammo a cena e le spiegai la situazione, parlammo d’arte e dei segnali che la vita ti da. La sera seguente avevo le valige in una camera di una Villa a cinque piani e un lavoro in un ristorante italiano.

 

CIRCONDATI DI PERSONE CHE TI FACCIANO CRESCERE (e continua a seguire i segnali)

Dopo tre mesi il mio inglese non faceva molti progressi, troppi italiani attorno a me. Decisi quindi di aumentare la difficoltà comprando un biglietto per la Tasmania. Trovai una camera in un ostello e un lavoro in una Farm di fragole. Quando arrivai nella città di Cygnet, con me c’era una ragazza molto giovane, anche lei pronta per le fragole.

Ci trovammo di fronte a Jayne, la proprietaria dell’ostello, e forse aiutato dalla tenerezza di Sofia, ci disse “le fragole sono troppo difficili da raccogliere, ho due posti per raccogliere le ciliegie che ne dite?”.

Ammetto che il mio istinto italiano si mise a cercare la fregatura, ma l’istinto da essere umano mi diceva di fidarmi. Posai le valigie nella stanza, usci e chiesi consiglio alla prima persona che incontrai, Stue. “I pick the cherries” disse con un fortissimo accento Inglese (suono del segnale). Per i tre mesi che seguirono, Stue, Amy e Meg, furono la mia nuova compagnia Londinese. Il mio inglese ed il mio cuore fecero un salto di qualità enorme.

 

I KOALA NON ESISTONO

Da casa, gli amici continuavano a ricordarmi di mandare una foto di un Koala qualora lo avessi visto. Io stesso inizialmente ero ossessionato dal vederne uno, ma in libertà sono molto difficili da trovare, essendo una specie a rischio di estinzione, appena ne trovano uno lo portano in zona protetta.

Durante il mio viaggio in camper mi accordi che ero così fissato dal Koala che non mi stavo più godendo il momento e perdendomi così tantissime bellezze. Tra gli amici a casa e la mia ossessione, ebbi la sensazione che non vedere un Koala equivalesse quasi a non essere stato in Australia. Dal quel giorno decisi che avrei viaggiato fregandomene di ciò che “bisogna vedere” e lasciarmi andare a ciò che c’era. I koala non esistono.

 

“Se viaggi e ti apri alle nuove esperienze, entrando nel vivo di ciò che ti circonda con amore e curiosità, compassione e altruismo, puoi scoprire cose nuove di te stesso, che magari amerai o non ti piaceranno, ma che ti porteranno a capire chi sei. Non è necessario fare un volo oltre oceano per viaggiare, ma se puoi fallo” Cit. Gianluca Reffo

 

Buon viaggio

Gianluca

Lezione di sorrisi a Zanzibar

Lezione di sorrisi a Zanzibar

Le sette del mattino, due ore prima di iniziare a lavorare, mi ritaglio 5 minuti in riva oceano, per respirare dove sono. Passa qualche locale che inaugura il primo “Jambo” della giornata, con un sorriso a seguire ed anche durante. Stavo lavorando in questo Resort a Zanzibar qualche anno fa e voglio raccontarvi perché questo pezzo d’Africa ha toccato il mio cuore e cambiato il mio modo di vedere alcune parti della vita.

Se anche voi avete avuto la fortuna di trascorrere le vacanze in questa famosa isola Africana, in qualche Resort, Guest House o Villaggio Turistico, quasi sicuramente avrete avuto la possibilità di notare queste tre cose: le spiagge affollate dai Masai e Beach Boys (non al mattino presto), villaggi locali con bambini sorridenti che assecondano l’immagine che l’Italiano ha della povertà, e tanta frutta.

Lavoravo a stretto contatto con vacanzieri Italiani, ho potuto notare che una grossa fetta di questi, non si preoccupava molto di mostrare quanto l’inclinazione occidentale alla lamentela fosse ormai parte dominante delle loro identità.

In particolare durante le escursioni all’interno di villaggi locali, alcuni Italiani tra pianti e non, incoravano un pietoso “POVERINI” di fronte a ciò che vedevano quando entravano nelle loro piccole città.

Ciò che io vedevo non trovava giustizia nell’emozione della pietà, anzi, per me erano bambini con pochissime cose (spesso è un bene) che correvano, sorridevano, andavano a tuffarsi e godere facilmente dell’oceano. Passavano assieme tutto il giorno, sudati dall’alto sole, con forse zero pensieri per la testa se non quello di essere bambini.

Non sono nato a Zanzibar, non ci sono cresciuto nemmeno, quest’isola ha una storia molto complessa e forte, ma ciò che vedo è molto più bello di quello che mi mostra l’Italia a casa, li si mi scappa da piangere a volte.

C’era una guida, Hassan, che non smetteva mai di ricordare: “nessuno muore di fame o di sete a Zanzibar“. Si parla sicuramente di un piccolo angolo della Tanzania, una nuvoletta dell’Africa, dove il ripetuto e interpretato Hakuna Matata (nessun problema) è sicuramente un’ottima via rispetto al “mai una gioia di cui a volte siamo pure orgogliosi.

Scegli, i sorrisi di quei bimbi, il buon umore dei Masai e l’idea del godersi il tempo a lenta cottura. Oppure il sabato sera sempre uguale a raccontare quanto la pioggia abbia rovinato la tua giornata.

Magari piangendo perché i bambini che hai visto in quelle case senza pittura e TV in 4k, non avevano 4 paia di scarpe, 30 vestiti e almeno 3 giocattoli a testa?

Quant’è possibile esportare la teoria del nessun problema e portarsela a casa non solo come ricordo ma come esperienza da riprodurre? Sarebbe bello prima di iniziare a combattere questa idea con “l’Italia non è Zanzibar” oppure “non hanno il mutuo da pagare o le rate della macchina” almeno tentare.

Perché quando sei di fronte ad un problema che tu abbia o non abbia la soluzione, sarà comunque Hakuna Matata, in entrambi i casi, cosa ti preoccupi a fare? 

Voglio aprire una piccola parentesi sui Beach Boys. Molti magari non sanno, ma i Beach Boys a differenza dei Masai, sono tra le persone più ricche di Zanzibar, sono considerati e trattati come una mafia. A volte d’accordo con la polizia, pagano per non essere messi in prigione con accusa di lavoro in nero e consecutiva evasione fiscale.

Questo è uno dei motivi per cui lo sviluppo in quell’isola è così arretrato.  I Masai hanno paura di loro, una volta, intervistandoli per un video, mi fecero spegnere la telecamera per poter parlare liberamente. Purtroppo i BB non parlano molte lingue, solo la loro nativa e l’italiano, che lascia pensare. L’inglese è più praticato da chi ha lavoro con contratto, tipo tassisti e guide ufficiali. 

Grazie, Jambo

Hakuna Matata