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6 TIPS SU COME MUOVERSI IN CENTRO A MARRAKECH

6 TIPS SU COME MUOVERSI IN CENTRO A MARRAKECH

Se avete già scelto Marrakech o Marrakesh, sono corretti entrambi, per il vostro prossimo viaggio, date una letta a questi consigli, credo che li troverete piuttosto utili.

Ci sono stato a dicembre, una stagione non particolarmente calda ma nemmeno tra le più fredde. Una manica corta di giorno la puoi portare se il sole è libero dalle nuvole.

Ho letto pochissimo riguardo questa città prima di tuffarmici, la prossima volta un approfondimento storico culturale o magari un articolo come questo lo andrò a cercare sicuramente.

I consigli che scriverò qui sono tutte cicatrici e scottature belle visibili sulla mia pellaccia. Evviva l’esperienza, anche se alcune cose si possono evitare sapendole prima.

Come per esempio farsi accompagnare da una “guida” locale presa a caso.

Ovviamente lo fanno per guadagnarci qualcosa, e non ci vedo niente di male in questo, ma se dovete farlo questi sono alcuni accorgimenti e cose da sapere per gironzolare nella Medina (in arabo “città”) tranquilli:

 

1. Le guide a Marrakech

Se volete una guida del posto concordate il prezzo dall’inizio. Vi vedranno un po’ persi a capire come muoversi, si avvicineranno con molta gentilezza e vi chiederanno di accompagnarvi. Le guide comunque vi possono raccontare moltissimo del loro popolo e la loro città. Se gli chiedete dove poter pranzare vi porterà in un posto con cui è d’accordo (il prezzo potrebbe non essere bassissimo) in cambio lui riceverà del cibo.

 

2. In mezzo al mercato di Marrakech

Mentre camminate tra le bancarelle non date retta a nessuno se non avete intenzioni poi di aver qualcuno addosso per altri 500 metri. Se volete fare qualche foto al negozio o al titolare, sempre gradito chiedere prima.

A qualsiasi persona “attrattiva” (tizi con serpenti, vestiti tipici e altro) vorrete fare una foto, vi chiederanno poi dei soldi, preparatevi delle monete se avete intenzione di fotografare tutto.

 

3. Sicurezza a Marrakech

Non c’è grande pericolo di venire borseggiati, per sicurezza comunque mettete le cose in posti sicuri. Ho visto qualche passate con lo zaino al petto, io no per esempio. Un italiano che vive li mi ha raccontato che sua nipote con il suo ragazzo sono stati accompagnati in un vicolo e poi derubati, raro. Durante la notte mi è stato sconsigliato di gironzolare.

 

4. Compra/Vendi

Non abbiate paura di contrattate il prezzo, è nella loro cultura, non vi vogliono fregare.

 

5. Come muoversi tra le varie attrazioni di Marrakech

Se andate con calma e vi godete le cose, in centro c’è molto da vedere. I taxi non sono costosissimi e si possono sempre contrattare. In Medina (il centro di Marrakech) potete fare lunghi tratti a piedi e vedere molte cose interessanti, tra i Riad 5 stelle, giardini verdissimi e il mercato tipico.

6. Dove e cosa mangiare a Marrakech

La maggior parte delle volte ho cenato e pranzato, l’ho fatto nei Riad dove alloggiavo, si può pure ordinare cibo online (tipico e fresco).

Tra i ristoranti che vi posso consigliare in centro c’è il Nomad e il Cafè Des Epices. Si trovano nella Medina, si mangia molto bene, hanno alcuni piatti tipici e il prezzo è molto ragionevole. Il Nomad è molto famoso e ci si possono scattare foto davvero suggestive.

Se per un pranzo od una cena, non volete badare a spese e regalarvi un momento da 5 stelle, La Mamounia è il Riad che fa al caso vostro.

Evitate possibilmente il cibo di strada se non volete passare il resto del vostro tempo chiusi in bagno.

 

Se ci sono domande non esitate a contattarmi privatamente, potete farlo fa FB dalla pagina IG

Buon Viaggio

Gianluca Reffo

3 LEZIONI DI VITA da MAMMA AUSTRALIA

3 LEZIONI DI VITA da MAMMA AUSTRALIA

 

 

Verso i primi mesi del 2016 covavo l’inefrenabile voglia di un grande viaggio con l’idea di apprendere la lingua Inglese. Qualche settimana dopo il mio ventinovesimo compleanno non potevo più resistere, quella voglia mi gridava così forte nelle orecchie che non dormivo la notte. Ecco che Il 22 febbraio 2016, davanti ad un tè da Pandenus a Milano, assieme a due vecchi amici comprai quello che sarebbe stato il mio biglietto aereo data 18 ottobre, con direzione Melbourne. Mary e Jacopo ci erano già stati, il nostro incontro lo avevo organizzato per prendere appunti sulla loro esperienza e farmi aiutare sul, COME SI FA.

Complimenti! Il suo volo è stato acquistato con successo!

Il mio unico obbiettivo segnato sul taccuino di viaggio, era quello di imparare l’inglese. Non vi nascondo che tra quelle pagine c’erano bensì sette piani di come mi sarei potuto muovere nella grande Terra dei Canguri. Quegli appunti però, sono serviti soltanto a farmi stare sereno sapendo che avevo in qualche modo il culo parato, perché giustamente la vita ti vuole un bambino, pronto a sorprenderti.

 

Ecco le lezioni di vita targate AU

LASCIA ANDARE LA VITA E SEGUI I SEGNALI:

Un giorno dal mio arrivo, a ventidue ore di volo da casa e masticando appena la lingua nativa, trovai una mail con scritto che la prenotazione che avevo fatto per le due settimane seguenti era stata cancellata. Nell’Hotel in cui alloggiavo non c’era più posto ma non fui minimante turbato, anzi mi sentivo sereno e quando lessi la notizia risi e uscii per comprarmi una scheda telefonica.

Qualche ora più tardi, camminando tra i palazzi con gli occhi a cuore ed un caffè tra le mani, mi chiamò un’amica da Milano per sapere del mio arrivo. Mi disse che si era dimenticata di darmi il numero di una sua amica che in caso fossi stato in difficoltà avrei potuto chiamare (suono del segnale).

Misi da parte gli altri sei piani, il primo era già saltato, e chiamai il numero. Incontrai la sua amica, andammo a cena e le spiegai la situazione, parlammo d’arte e dei segnali che la vita ti da. La sera seguente avevo le valige in una camera di una Villa a cinque piani e un lavoro in un ristorante italiano.

 

CIRCONDATI DI PERSONE CHE TI FACCIANO CRESCERE (e continua a seguire i segnali)

Dopo tre mesi il mio inglese non faceva molti progressi, troppi italiani attorno a me. Decisi quindi di aumentare la difficoltà comprando un biglietto per la Tasmania. Trovai una camera in un ostello e un lavoro in una Farm di fragole. Quando arrivai nella città di Cygnet, con me c’era una ragazza molto giovane, anche lei pronta per le fragole.

Ci trovammo di fronte a Jayne, la proprietaria dell’ostello, e forse aiutato dalla tenerezza di Sofia, ci disse “le fragole sono troppo difficili da raccogliere, ho due posti per raccogliere le ciliegie che ne dite?”.

Ammetto che il mio istinto italiano si mise a cercare la fregatura, ma l’istinto da essere umano mi diceva di fidarmi. Posai le valigie nella stanza, usci e chiesi consiglio alla prima persona che incontrai, Stue. “I pick the cherries” disse con un fortissimo accento Inglese (suono del segnale). Per i tre mesi che seguirono, Stue, Amy e Meg, furono la mia nuova compagnia Londinese. Il mio inglese ed il mio cuore fecero un salto di qualità enorme.

 

I KOALA NON ESISTONO

Da casa, gli amici continuavano a ricordarmi di mandare una foto di un Koala qualora lo avessi visto. Io stesso inizialmente ero ossessionato dal vederne uno, ma in libertà sono molto difficili da trovare, essendo una specie a rischio di estinzione, appena ne trovano uno lo portano in zona protetta.

Durante il mio viaggio in camper mi accordi che ero così fissato dal Koala che non mi stavo più godendo il momento e perdendomi così tantissime bellezze. Tra gli amici a casa e la mia ossessione, ebbi la sensazione che non vedere un Koala equivalesse quasi a non essere stato in Australia. Dal quel giorno decisi che avrei viaggiato fregandomene di ciò che “bisogna vedere” e lasciarmi andare a ciò che c’era. I koala non esistono.

 

“Se viaggi e ti apri alle nuove esperienze, entrando nel vivo di ciò che ti circonda con amore e curiosità, compassione e altruismo, puoi scoprire cose nuove di te stesso, che magari amerai o non ti piaceranno, ma che ti porteranno a capire chi sei. Non è necessario fare un volo oltre oceano per viaggiare, ma se puoi fallo” Cit. Gianluca Reffo

 

Buon viaggio

Gianluca

Lezione di sorrisi a Zanzibar

Lezione di sorrisi a Zanzibar

Le sette del mattino, due ore prima di iniziare a lavorare, mi ritaglio 5 minuti in riva oceano, per respirare dove sono. Passa qualche locale che inaugura il primo “Jambo” della giornata, con un sorriso a seguire ed anche durante. Stavo lavorando in questo Resort a Zanzibar qualche anno fa e voglio raccontarvi perché questo pezzo d’Africa ha toccato il mio cuore e cambiato il mio modo di vedere alcune parti della vita.

Se anche voi avete avuto la fortuna di trascorrere le vacanze in questa famosa isola Africana, in qualche Resort, Guest House o Villaggio Turistico, quasi sicuramente avrete avuto la possibilità di notare queste tre cose: le spiagge affollate dai Masai e Beach Boys (non al mattino presto), villaggi locali con bambini sorridenti che assecondano l’immagine che l’Italiano ha della povertà, e tanta frutta.

Lavoravo a stretto contatto con vacanzieri Italiani, ho potuto notare che una grossa fetta di questi, non si preoccupava molto di mostrare quanto l’inclinazione occidentale alla lamentela fosse ormai parte dominante delle loro identità.

In particolare durante le escursioni all’interno di villaggi locali, alcuni Italiani tra pianti e non, incoravano un pietoso “POVERINI” di fronte a ciò che vedevano quando entravano nelle loro piccole città.

Ciò che io vedevo non trovava giustizia nell’emozione della pietà, anzi, per me erano bambini con pochissime cose (spesso è un bene) che correvano, sorridevano, andavano a tuffarsi e godere facilmente dell’oceano. Passavano assieme tutto il giorno, sudati dall’alto sole, con forse zero pensieri per la testa se non quello di essere bambini.

Non sono nato a Zanzibar, non ci sono cresciuto nemmeno, quest’isola ha una storia molto complessa e forte, ma ciò che vedo è molto più bello di quello che mi mostra l’Italia a casa, li si mi scappa da piangere a volte.

C’era una guida, Hassan, che non smetteva mai di ricordare: “nessuno muore di fame o di sete a Zanzibar“. Si parla sicuramente di un piccolo angolo della Tanzania, una nuvoletta dell’Africa, dove il ripetuto e interpretato Hakuna Matata (nessun problema) è sicuramente un’ottima via rispetto al “mai una gioia di cui a volte siamo pure orgogliosi.

Scegli, i sorrisi di quei bimbi, il buon umore dei Masai e l’idea del godersi il tempo a lenta cottura. Oppure il sabato sera sempre uguale a raccontare quanto la pioggia abbia rovinato la tua giornata.

Magari piangendo perché i bambini che hai visto in quelle case senza pittura e TV in 4k, non avevano 4 paia di scarpe, 30 vestiti e almeno 3 giocattoli a testa?

Quant’è possibile esportare la teoria del nessun problema e portarsela a casa non solo come ricordo ma come esperienza da riprodurre? Sarebbe bello prima di iniziare a combattere questa idea con “l’Italia non è Zanzibar” oppure “non hanno il mutuo da pagare o le rate della macchina” almeno tentare.

Perché quando sei di fronte ad un problema che tu abbia o non abbia la soluzione, sarà comunque Hakuna Matata, in entrambi i casi, cosa ti preoccupi a fare? 

Voglio aprire una piccola parentesi sui Beach Boys. Molti magari non sanno, ma i Beach Boys a differenza dei Masai, sono tra le persone più ricche di Zanzibar, sono considerati e trattati come una mafia. A volte d’accordo con la polizia, pagano per non essere messi in prigione con accusa di lavoro in nero e consecutiva evasione fiscale.

Questo è uno dei motivi per cui lo sviluppo in quell’isola è così arretrato.  I Masai hanno paura di loro, una volta, intervistandoli per un video, mi fecero spegnere la telecamera per poter parlare liberamente. Purtroppo i BB non parlano molte lingue, solo la loro nativa e l’italiano, che lascia pensare. L’inglese è più praticato da chi ha lavoro con contratto, tipo tassisti e guide ufficiali. 

Grazie, Jambo

Hakuna Matata